C’è un flash, una immagine nitida, il ricordo di un momento che ritorna ogni qual volta ricordo il giorno in cui ho lasciato l’Italia per inseguire un sogno di libertà e indipendenza negli Emirati Arabi Uniti. Ero nell’aereoplano, da poco decollato dall’aereoporto di Venezia… avevo il posto finestrino e ricordo di essermi fermato a guardare il mondo dall’alto, di aver cercato una qualche sorta di orientamento, come per fissare nella memoria una ricordo… cercavo forsennatamente con gli occhi di trovare punti a me famigliari quando ad un tratto ho riconosciuto casa. L’enorme e caratteristica forma del giardino della villa di fronte a casa mia, il cortile, il verde dei prati intorno, la strada… ricordo di aver avvicinato il dito verso il finestrino quasi di istinto, quasi a toccare qualcosa che già senti lontano eppure sembra così vicino che lo puoi toccare, la sensazione dolce-amara di qualcosa che scorre e che ti sfugge, la superficie di un dito per misurare un piccolo microcosmo sicuro. Ricordo di aver pensato a quanto piccole alle volte possono essere certe ambizioni, e di aver provato vergogna nel ricordare quanto alle volte certi piccoli spazi possono essere dati per scontati. Ricordo di aver guardato fin dove lo sguardo poteva arrivare, di aver pensato che dopotutto il mondo è grande e che c’erano altre avventure che mi aspettavano e, forse, una nuova vita… ma ricordo anche di aver seguito quel punto che per me è casa, che si muoveva velocemente sotto l’aereoplano fino all’ultimo momento, e di aver salutato quella parte di vita che per me era una sicurezza, cercando di farmi coraggio e di concentrarmi su una nuova vita, lontano da tutto ciò che per me era “conosciuto”. A posteriori, credo che quello sia stato il vero momento in cui in una qualche parte dell’anima, io abbia accettato davvero il cambiamento, abbracciando l’incertezza di una mutazione necessaria, una scommessa con me stesso che non mi ero dato la possibilità di perdere.
L’esperienza in una terra straniera non ridefinisce solo confini fisici, ma ridefinisce e modella l’Io interiore, ti dona davvero la capacità di districarti e sperimentare le numerose sovrastrutture di cui ogni mente umana si nutre e coltiva… culture, credenze, religioni, personalità, identità… spesso non sono altro che spiegazioni che ci diamo per sentirci meno soli, per capire quello che ci circonda, per provare a misurarlo e possederlo. Sfortunatamente, il più delle volte è tutto ciò che ci circonda che ci possiede, ci misura e ci definisce, quasi come se il gioco ci sia stato rivolto contro. In uno stato giovane, di una terra lontana e antica, che ospita, tollera e rispetta diverse culture, religioni, identità, mi sono visto e scoperto cittadino del mondo, come se liberandosi del concetto di differenza, di inclusione e affermazione si possa davvero trovare una certa omologazione in questa umanità che spesso ama dividersi per darsi un ordine e un perché.